La supervisione in psicoterapia cognitiva concerne perlomeno due aspetti (personale e tecnico): un primo aspetto della supervisione che chiameremo personale (SP) tende a rendere consapevole A (l’allievo) dei propri schemi personali che si attivano nella situazione clinica. Che sia un particolare momento della terapia (primo incontro, contratto, pagamento, prescrizione di HW) o un particolare comportamento del paziente (critico, disperato, aggressivo, ecc.) o una particolare categoria di pazienti (depressi, narcisisti, borderline, tossici, giovani, terminali).
In questo caso il supervisore S sollecita A a ricostruire i suoi schemi mentali più o meno problematici secondo il tradizionale schema ABC, dove gli attivanti sono appunto le situazioni cliniche sopracitate, le sue valutazioni e le conseguenti attivazioni emotive e gli agiti che in questo caso sono le manovre terapeutiche messe in atto. Questo aspetto più personale della supervisione è particolarmente utile con Allievi esperti che non hanno problemi nella gestione del caso e sono piuttosto interessati ad una comprensione approfondita di sé stessi. La SP è anche un’ottima forma di prevenzione del burn out.
Per quanto riguarda invece la supervisione tecnica (ST), si tratta di aiutare A a porsi le domande giuste e questo è quanto avviene nella formulazione del caso che invece ha un’ampia tradizione in ambito cognitivista.
Ne riporto qui uno schema riassuntivo
Schema di Formulazione del Caso
A. DESCRIZIONE DEL PROBLEMA, O DEI PROBLEMI, DEL PAZIENTE NEGLI ASPETTI QUANTITATIVI (intensità e frequenza, ad esempio quante volte al mese il paziente ha un attacco di panico, quanti evitamenti mette in atto) E QUALITATIVI ED EVENTUALI INTERAZIONI TRA DI LORO (che siano o meno inquadrabili come disturbo).
In questo punto è compresa anche la formulazione di una diagnosi (ove possibile) una diagnosi secondo gli attuali criteri di classificazione dei disturbi mentali utilizzando, quindi, come riferimento il DSM IV R o l’ICD 10 e una VGF (o comunque indicazioni sul funzionamento globale).
B. PROFILO INTERNO DEL DISTURBO
Quali sono le variabili indipendenti che regolano la sintomatologia presentata? Ad esempio, per un terapeuta cognitivista, quali sono gli stati mentali, le credenze, gli scopi che rendono ragione del funzionamento del problema presentato? Per un terapeuta più comportamentista, quali sono le relazioni funzionali che spiegano il problema presentato? In terapia cognitiva questo si traduce generalmente nella ricostruzione degli ABC, o sequenza dei pensieri di disfunzionali di Beck o, anche, per esempio i CEPA.
C. FATTORI E PROCESSI DI MANTENIMENTO
- Descrivere tutti i fattori che contribuiscono al mantenimento e all’aggravamento del disturbo, o che comunque ostacolano una risoluzione spontanea, ovvero i processi ricorsivi intrapsichici o interpersonali.
Cosa impedisce una remissione spontanea? Quali processi o meccanismi (individuali e/o interpersonali) che prevengono la risoluzione del problema e della sofferenza del paziente? In che modo eventuali tentativi di soluzione alimentano il problema? In che modo le reazioni e i cicli interpersonali contribuiscono alla stabilizzazione del disturbo?
D. SCOMPENSO
- Descrivere cosa è accaduto nella vita del paziente che ha mandato in crisi (o aggravato) il precedente funzionamento psicologico.
Quali condizioni di vita presenti al momento dell’esordio hanno favorito l’esordio del problema?
Quali variabili psicologiche sono state alterate dagli eventi scompensanti? Quale significato hanno avuto per il soggetto?
E. VULNERABILITÀ
Sulla base della storia di vita si possono fare ipotesi, da sottoporre a verifica (es. chiedendo al pz chiarificazioni, ulteriori esempi, ecc.) sui fattori predisponenti allo scompenso e al disturbo presentato: esperienze di vita, eventi, rapporti significativi, fattori interni, quali ad esempio temperamento o condizioni di salute, che possono mediare l’effetto delle esperienze. Lo scopo non è la dettagliata descrizione della storia di vita ma solo degli elementi plausibilmente associati allo sviluppo dello specifico problema presentato e, anche, dei fattori che rendono il paziente vulnerabile a ulteriori ricadute del disturbo.
- Vulnerabilità storica: Quali elementi della storia di vita del paziente hanno favorito la nascita, l’insorgenza del problema? Nella storia di vita è possibile rintracciare la costruzione delle variabili che regolano il soggetto? E’ possibile rintracciare le esperienze e i fattori predisponenti allo specifico disturbo/problema presentato?
- Vulnerabilità attuale: che cosa c’è oggi che nella mente del paziente (es. anxiety sensitivity) o nel suo ambiente (es. crisi coniugale) che lo rende vulnerabile a una ricaduta nel disturbo?
F. LA TERAPIA
- Obiettivi dell’intervento in termini di credenze e scopi da modificare
- Per ciascuno degli obiettivi definire la strategia e le tecniche per perseguirlo.
Il Dr. Roberto Lorenzini didatta SITCC e didatta dell’APC e dell’ SPC S.r.l. sarà disponibile nei giorni di sabato mattina, di seguito indicati, nell’aula del II° piano interno 6 della Scuola sita in Viale Castro Pretorio, 116 Roma, a svolgere un lavoro di supervisione di gruppo per tutti gli ex allievi che saranno interessati.
Date e orari: 28 gennaio 2012 orario 9.00 - 13.00 25 febbraio 2012 orario 9.00 - 13.00 10 marzo 2012 orario 9.00 - 13.00 23 giugno 2012 orario 9.00 - 13.00
Il costo è di Euro 20,00 (IVA inclusa) ad incontro per un totale di Euro 100,00 ( IVA inclusa) da versare il giorno del primo incontro: 28 gennaio 2012
Il corso verrà attivato con un minimo di 10 partecipanti e un massimo di 20.
Per iscriversi contattare le Segretarie della Scuola, Sig.ra Tiziana Lupi, Sig.ra Anna Zampini al numero: 06.44704193 tutti i giorni dal lunedì al venerdì con orario: 9.30-19.30
Ai partecipanti sarà rilasciato un attestato di presenza.
E’ richiesto di portare 10 copie del caso che si vuole esporre formulato secondo lo schema precedente.
|