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Trattamento per Autismo
Il trattamento psicoterapeutico Un corretto trattamento psicoterapeutico deve prevedere, probabilmente più che in altri disturbi, un corretto ed adeguato processo di assessment che deve partire dalla rilevazione di informazioni relative alla storia del disturbo, l’iter diagnostico e terapeutico che hanno preceduto la consultazione, argomenti relativi alle risposte ambientali e familiari al disturbo e alle rappresentazioni genitoriali. La valutazione del bambino deve esplorare tutte le aree dello sviluppo: l’area affettiva, cognitiva, comunicativa, interattiva, neuropsicologica. E’ importante effettuare un’indagine neurologica accanto alla valutazione psicodiagnostica del bambino. L’indagine medica consente di evidenziare situazioni cliniche associate al disturbo ed e’ utile per la diagnosi differenziale con altre condizioni mediche. Determinante e’ la valutazione psicodiagnostica in quanto al momento una diagnosi specifica per il Disturbo Autistico e’ possibile solo su dati comportamentali. Un’accurata valutazione psicodiagnostica richiede da parte del clinico un’osservazione prolungata che va dalle da 4 alle 5 sedute in un setting supportivo ma non eccessivamente ricco di stimoli adatto a sollecitare ed incoraggiare l’attivita’ spontanea e l’interazione. Il clinico dovra’ osservare attentamente: l’attivita’ spontanea, il comportamento interattivo, la comunicazione verbale e non verbale, l’affettivita’ o stato dell’umore (in termini di regolazione, intensita’ e reciprocita’), il profilo cognitivo, i comportamenti ripetitivi. La valutazione del profilo di sviluppo relativo alle diverse abilita’ (linguistica, cognitiva, motoria, visuopercettiva e cosi’ via) consente al clinico di stabilire una prognosi ed effettuare una programmazione degli interventi.
Fra i trattamenti più efficaci sono documentati quelli di natura comportamentale e molti interventi prevedono l’applicazione di strategie e di tecniche che si basano sui principi della psicoterapia cognitiva. Gli obiettivi generali dell’intervento saranno: favorire la motivazione, la stabilità attentiva e il comportamento intenzionale, il riconoscimento e la differenziazione delle emozioni, la comprensione di sé e dell’altro, la comunicazione, il gioco e il problem-solving. Non è prevista l’applicazione di tecniche avversive volte a ridurre quelli che in passato (trascurandone l’aspetto funzionale ) erano definiti “comportamenti devianti”, quali le stereotipie, le ecolalie, l’auto e l’etero-aggressività’, in quanto non riteniamo necessarie al raggiungimento di tali obiettivi le misure punitive. La nostra esperienza clinica con bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo dimostra che in molti casi i comportamenti devianti si riducono spontaneamente via via che migliorano le abilità di comunicazione e di interazione con l’altro. In altri casi invece l’intervento diretto su tali comportamenti prevede strategie piu’ complesse: il gesto sterotipato e l’uso bizzarro dell’oggetto, ad esempio, vengono inseriti in uno spazio di condivisione, investiti di significato o integrati in una sequenza di attività ludica ove perdono la caratteristica di devianza; i comportamenti auto ed etero-aggressivi invece vengono ridotti aiutando il bambino ad esprimere il disagio e la rabbia attraverso modalita’ di comunicazione alternative tra cui la verbalizzazione dei propri stati interni e l’attacco rivolto all’oggetto piuttosto che all’altro o a se stesso.
Gli “eccessi comportamentali” sono un problema a casa, a scuola e in tutti i contesti sociali e richiedono attenzione ovunque interferiscano con l’apprendimento e con la piena partecipazione nella famiglia e nella comunità locale. L’esperienza clinica insegna inoltre che molti bambini autistici hanno difficoltà a trasferire le abilita’ appena apprese in un determinato setting terapeutico in altri luoghi e ad altre persone. Il problema della “generalizzazione delle acquisizioni” fu già riscontrato negli anni 70 e affrontato realizzando programmi di intervento per genitori. Un buon trattamento deve prevedere un lavoro costante e continuativo con la famiglia: ogni fase del processo terapeutico dovrebbe essere illustrata, motivata e condivisa col genitore, il quale potrà così sostenere le acquisizioni senza pero’ confondere il proprio ruolo genitoriale con quello di terapista.
La presa in carico del nucleo familiare da parte dei Servizi territoriali e’ indispensabile e può essere effettuata mediante: interventi di sostegno, il counseling, la psicoterapia individuale, di gruppo e la psicoterapia genitore-bambino. Nelle scuole invece l’attivita’ dei i servizi dovra’ prevedere un controllo costante dell’iter scolastico che consideri, la possibilita’ di permanenze programmate e protratte nel tempo (specie nei casi piu’ gravi), e la realizzazione di programmi centrati sull’apprendimento. E’ importante che il programma psicopedagogico si integri con la terapia riproponendo in classe le funzioni sulle quali la terapia sta lavorando.
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