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Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività - Trattamento Disturbi da Deficit di Attenzione/Iperattività

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Scritto da APC - SPC   
Giovedì 04 Febbraio 2010 16:11
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Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
Trattamento Disturbi da Deficit di Attenzione/Iperattività
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Trattamento psicoterapeutico

I trattamenti cognitivo-comportamentali, unitamente alla somministrazione di stimolanti, sembrano essere il trattamento elettivo. Tuttavia, rimangono ancora numerosi dubbi circa gli effetti degli psicostimolanti sui soggetti con difficoltà di attenzione e iperattività; soprattutto è difficile comprendere e giustificare il 20%-30% di persone che non rispondono positivamente al trattamento farmacologico: per spiegare questi dati trova sempre più considerazione l’ipotesi che esistano sottotipi di DDAI, diversi da quelli riportati nel DSM-IV, che reagiscono in modo differente agli psicostimolanti. A ciò bisogna aggiungere che numerosi sono anche gli effetti collaterali, quali insonnia, anoressia, cefalea, mal di stomaco e più in generale disturbi gastrointestinali conseguenti all’assunzione (prolungata o meno) del farmaco.

A partire dagli anni ’70, con la diffusione di numerose pubblicazioni, sono comparsi diversi training cognitivo-comportamentali per i bambini con DDAI.

Il trattamento cognitivo-comportamentale va indirizzato simultaneamente verso tutte le aree che risultano essere compromesse e riguardare pertanto le varie dimensioni implicate nel disturbo (cognitiva, emotivo-affettiva, comportamentale, relazionale).

Le procedure di intervento più comuni tengono conto delle difficoltà del bambino nel valutare attentamente quali siano i passi necessari per il raggiungimento dei propri obiettivi e nel controllare la qualità del proprio lavoro durante la sua esecuzione. Per tale ragione queste procedure

propongono, oltre alla gestione delle contingenze (rinforzi e punizioni), prevista anche nei programmi di natura squisitamente comportamentista, l’insegnamento di varie tecniche tra cui le autoistruzioni verbali, il problem-solving e lo stress “inoculation training” (consapevolezza e controllo delle emozioni in situazioni stressanti).

Di frequente, inoltre, i genitori che possiedono poche strategie di gestione del comportamento del figlio misinterpretano i comportamenti del bambino, hanno nei loro confronti aspettative negative e valutano i comportamenti problematici come intenzionali. A ciò si aggiunge la frustrazione con cui vivono la sensazione di perdita di controllo del ruolo del genitoriale.

Per tale ragione, uno degli scopi prioritari dell’intervento è quello di modificare la rappresentazione mentale che hanno del bambino, aiutandoli a focalizzare sui propri sentimenti, atteggiamenti e risposte comportamentali.

Tra gli scopi dell’intervento con i genitori è possibile indicare:

 

  • L’individuazione degli stati mentali rispetto all’attaccamento e i corrispondenti pattern comportamentali di accudimento
  • L’accresceimento della capacità di negoziare in presenza di conflitti e controversie
  • La costruzione di una comunicazione efficace
  • La pianificazione di interventi comuni
  • La promozione di regole educative attraverso la contrattazione delle contingenze e del rinforzo.

 

 



Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Aprile 2010 18:33
 

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