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Disturbo di Panico - Agorafobia PDF Stampa E-mail
Scritto da APC - SPC   
Lunedì 08 Febbraio 2010 12:11
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Disturbo di Panico - Agorafobia
Trattamento Disturbo di Panico
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Descrizione del disturbo

Paolo ha seriamente pensato di morire quando, trovandosi alla guida della sua auto, ha improvvisamente sentito un forte dolore al petto, un aumento repentino del ritmo cardiaco e uno strano formicolio agli arti superiori. Convinto di essere stato colpito da infarto, ha chiesto al fratello di prendere il suo posto alla guida e di accompagnarlo subito al pronto soccorso dove, dopo un attento esame, i medici hanno escluso la presenza di cardiopatie.Disturbo di Panico - Agorafobia

Da un paio di mesi Carla è molto preoccupata per il proprio equilibrio mentale. Si è sempre considerata una donna razionale e determinata, ma da qualche tempo le capita, saltuariamente e “a ciel sereno”, di avvertire un’intensa “fame d’aria” e una  sensazione di “testa leggera” e sbandamento, si sente distaccata da sè stessa e teme enormemente che prima o poi perderà il controllo di sé. Nonostante tale timore, non ha cambiato in modo significativo il proprio stile di vita.

Corrado ormai da anni conduce una vita molto ritirata. Dopo un periodo caratterizzato da frequenti attacchi di panico, ora si dice terrorizzato dall’idea di poterne avere altri. Non prende più mezzi pubblici, non usa più l’automobile, evita le code e i luoghi affollati, non viaggia, e dopo alcuni mesi di aspettativa ha ottenuto di poter svolgere il suo lavoro da casa attraverso l’uso del computer. Si allontana dalla sua abitazione solo in caso di stretta necessità e solo se accompagnato da un familiare.

Cos’hanno in comune Paolo, Carla e Corrado? Tutti e tre hanno sperimentato alcuni dei sintomi tipici del panico.
Se però Paolo ha finora avuto un singolo attacco di panico, Carla sembra invece aver già sviluppato un vero e proprio disturbo di panico, ossia, una condizione caratterizzata da attacchi inaspettati e ricorrenti e da una persistente preoccupazione per le implicazioni di tali attacchi che dura da oltre un mese.
Corrado, infine, teme situazioni o luoghi dai quali sarebbe difficile allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso della comparsa dei sintomi del panico e ha organizzato gran parte della propria esistenza intorno a questa paura evitando le situazioni temute e allontanandosi da casa solo se accompagnato. Il suo problema sembra perciò avere tutte le caratteristiche di un disturbo di panico con agorafobia.

Palpitazioni, sudorazione, tremori, dispnea, sensazione di asfissia, dolore al petto, nausea, sensazioni di instabilità e sbandamento, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, parestesie, brividi o vampate di calore sono i sintomi tipici del panico che solitamente compaiono inaspettatamente (almeno la prima volta) raggiungendo il picco nel giro di una decina di minuti. È necessaria la presenza di almeno quattro di essi perché si possa diagnosticare un attacco di panico vero e proprio.
Spesso la persona che ne è colpita prova a ‘gestirlo’ mettendo in atto una serie dicomportamenti protettivi (ad esempio, inizia a respirare molto rapidamente) che nella maggior parte dei casi peggiorano la situazione amplificando le sensazioni del panico (l’iperventilazione, ad esempio, può peggiorare le sensazioni di vertigine, disorientamento e confusione). E non di rado all’intensa e persistente preoccupazione che l’attacco possa ripresentarsi segue l’evitamento di situazioni (quali ad esempio, luoghi affollati, mezzi pubblici, code, ecc.) in cui non sarebbe disponibile aiuto o da cui sarebbe difficile allontanarsi in caso di attacco (agorafobia).
Anche un solo attacco può sensibilizzare la persona rispetto ai segnali dell’ansia portandola a sviluppare una vera e propria paura della paura. Questo particolare tipo di paura (nota in letteratura scientifica con il nome inglese di anxiety sensitivity porta l’individuo a interpretare come gravemente minacciosi per la propria integrità fisica o mentale i segnali di attivazione neurovegetativa (anche quelli del tutto fisiologici) e dunque a reagire ad essi in modo ansioso. L’ansia che ne deriva spaventa a sua volta la persona avviando un vero e proprio circolo viziosoche può condurla in breve tempo ad un attacco. La paura della paura, insieme agli effetti indesiderati dei comportamenti protettivi, è perciò in buona misura responsabile della comparsa di nuovi attacchi di panico e, in definitiva, dello sviluppo e mantenimento del disturbo. Gli evitamenti contribuiscono a rendere ancora più problematico il quadro e svolgono un ruolo non secondario nel mantenimento del disturbo precludendo di fatto alla persona di verificare, attraverso l’esposizione ad esperienze correttive, la fondatezza delle proprie preoccupazioni.

 



Ultimo aggiornamento Domenica 22 Gennaio 2012 00:22
 

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