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Tags: compulsioni , compulsivo , disturbo , ossessioni , ossessivo , panico
Descrizione del disturbo
Ogni volta che rientra in casa Marina toglie le scarpe e le infila in una busta prima di riporle nella scarpiera. Poi toglie tutti i vestiti e li appoggia in una sedia adibita a questo scopo che tiene vicino all’ingresso. Va poi al bagno a lavare le mani, gli avambracci e il volto; ogni parte viene lavata più volte, fino a 20 volte. Infine, prima di indossare i “vestiti puliti da casa”, passa un batuffolo di cotone imbevuto di disinfettante sui capelli e sugli occhiali. Alla fine di queste operazioni Marina si sente “pulita”, intendendo con ciò l’impressione che su nessuna parte del suo corpo siano depositate sostanze contenenti germi o altro “sporco”.
Alberto tutti i giorni prima di andare a letto controlla che la manopola del gas sia chiusa; questa operazione richiede tutti i giorni dai 15 ai 25 minuti: dopo aver girato la manopola del gas, Alberto apre e richiude la manopola un preciso numero di volte, controlla ripetutamente che la manopola sia perfettamente orizzontale, controlla il grado d’inclinazione rispetto alle piastrelle della parete. Il controllo finisce quando Alberto si sente “abbastanza sicuro che il gas sia chiuso bene”.
tratto da Mancini F. & Perdighe C. (2010), Elementi di Psicoterapia Cognitiva. Roma, Giovanni Fioriti Editore
Quelli descritti sopra sono esempi degli innumerevoli comportamenti sintomatici che un paziente con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) può mettere in atto per almeno un’ora al giorno fino, nei casi più gravi, a sintomi che occupano quasi completamente il tempo di veglia. Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo d'ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni: le ossessioni consistono in idee, pensieri, impulsi o immagini ricorrenti e/o persistenti che insorgono improvvisamente nella mente del soggetto e che vengono percepiti come intrusivi, fastidiosi e privi di senso. Le compulsioni sono definite come atti mentali (es. contare, pregare, ripetere parole) o comportamentali (es. controllare, pulire, ordinare) ripetitivi, messi in atto in risposta ad un'ossessione secondo regole precise, allo scopo di neutralizzare e/o prevenire un disagio e una situazione temuta. A differenza di altri disturbi psicologici, sostanzialmente omogenei, il DOC nella pratica clinica si presenta con sintomi e fenomeni diversi. Esempi di ossessioni sono pensieri del tipo: “potrei infettarmi con il virus Hiv se tocco la porta del bagno della discoteca”; “non devo pensare il nome delle persone a cui voglio bene in ospedale, altrimenti potrebbero ammalarsi davvero”; “tutto deve essere sempre perfettamente in ordine e in armonia, altrimenti qualcosa di brutto potrebbe capitare alla mia famiglia”. A ossessioni di questo tipo seguono condotte compulsive tese a prevenire la minaccia paventata, come ad esempio: evitare di toccare o anche solo avvicinarsi a tutte le porte delle discoteche, o addirittura a tutte le porte o tutti i locali pubblici; monitoraggio continuo dei propri pensieri e ripetizione di preghiere tese ad annullare eventuali “pensieri sbagliati”; ancora: azioni tese a evitare di mettere o lasciare oggetti “fuori posto”, controlli che tutti gli oggetti siano sistemati secondo il proprio criterio di ordine. I pensieri e le azioni delle persone che soffrono di DOC possono apparire bizzarri, irrazionali, esagerati o insensati; questo non significa che si tratta di un disturbo del pensiero o che gli ossessivi ragionano meno bene delle altre persone. Chi soffre del disturbo generalmente si rende conto del fatto che le proprie preoccupazioni e condotte sono esagerate o insensate ma questa consapevolezza, non aiuta a modificare il comportamento ma, piuttosto, alimenta l’autocritica e la sofferenza (frasi frequenti sono “Non capisco perché mi comporto in questo modo”; “Forse sto diventando matto!”; “Se le persone sapessero che ho questi pensieri mi prenderebbero per pazzo!”). Il disturbo si manifesta generalmente nella prima giovinezza (il massimo dell’incidenza si ha tra i 15 e 25 anni), con una prevalenza lifetime che oscilla intorno 2-2,5% nella popolazione generale. Il decorso raramente è episodico; è, invece, un disturbo che tende a cronicizzare, anche se con fasi fluttuanti di miglioramento e di peggioramento, e a diventare invalidante; in una percentuale tra il 5 e il 10% il decorso è ingravescente.
Sottotipi:
Ossessioni e Checking Si tratta di ossessioni e compulsioni che implicano timori ricorrenti e controlli protratti e ripetuti correlati al dubbio di aver dimenticato qualcosa o di aver fatto un errore o danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. Il timore è che una propria azione o omissione sia causa di disgrazie. Controlli tipici riguardano l’aver chiuso la porta di casa, il gas o l'acqua; di aver contato bene i soldi o non aver scritto parole blasfeme.
Pulizia e lavaggi Ossessioni e compulsioni connesse al rischio di contagi o contaminazioni. Le persone che ne soffrono sono tormentate dall'insistente preoccupazione che loro stessi o un familiare possa ammalarsi entrando in contatto con qualche invisibile germe o sostanza tossica. Agenti "contaminanti" comprendono sostanze come urine, sangue, sudore, saponi, solventi e, per generalizzazione, tutti gli oggetti o persone potenzialmente veicolo di queste sostanze. Il contatto con la sostanza temuta è seguita da rituali tesi a neutralizzare la contaminazione, ovvero rituali di lavaggio (es. lavaggio ripetuto delle mani, dei vestiti o di oggetti personali).
Accumulo E' un tipo di sintomo piuttosto raro che consiste in condotte di accumulo e conservazione di oggetti, anche insignificanti e deperibili (es. giornali, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote) giustificate dal paziente con il timore di gettare via qualcosa che "un giorno o l'altro potrebbe servire". Le condotte di accumulo non sono generalmente accompagnate da ossessioni. Lo spazio occupato dalle "collezioni" può arrivare a occupare gran parte dello spazio in casa. Questi soggetti sono generalmente poco critici riguardo ai loro rituali.
Simmetria e Ordine Si tratta di sintomi correlati a un’intolleranza alla percezione che gli oggetti siano posti in modo disordinato o asimmetrico. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, abiti, piatti, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una precisa logica (es. dimensione, colore). Quando il paziente percepisce asimmetria o disordine si impegna anche per molte ore a riordinare questi oggetti, fino a sentirli “a posto”. Le ossessioni di ordine e simmetria possono riguardare anche il proprio corpo (es. pettinatura dei capelli, abiti).
Trattamento psicoterapico
La terapia cognitivo-comportamentale è basata su una serie di tecniche e procedure tese a ridurre la quantità e frequenza dei sintomi, ad aumentare la motivazione e la collaborazione al trattamento e a rendere il soggetto meno vulnerabile ai temi e ai meccanismi cognitivi che hanno contribuito alla genesi e al mantenimento del disturbo.
Tra le tecniche elettive nel trattamento c’è l’esposizione combinata con la prevenzione della risposta. L’esposizione (nelle sue diverse varianti: esposizione graduale o prolungata; per immagini o in vivo) consiste nel mettere un soggetto in contatto con uno stimolo o situazione che elicita disagio per un lasso di tempo maggiore a quello che il soggetto normalmente tollera. La sperimentazione dell’ansia, o disagio, è negli obiettivi della tecnica, quindi viene facilitata dal terapeuta (al contrario per esempio di quello che avviene nella desensibilizzazione).
La prevenzione della risposta consiste nel bloccare l’emissione dei comportamenti sintomatici (normalmente messi in atto dal paziente) dopo il contatto con la situazione ansiogena. Il comportamento deve essere bloccato per un tempo maggiore rispetto quello in cui il paziente è “naturalmente” capace di procastinare la risposta. Attraverso le tecniche e procedure tipiche della terapia cognitiva si interviene sui temi di vulnerabilità del paziente, alla base dello sviluppo del disturbo, e sulla stabilizzazione dei risultati ottenuti con l’esposizione. La coniugazione di interventi cognitivi e esposizione aumenta la collaborazione al trattamento, la stabilità del cambiamento ottenuto e il tasso di miglioramento.
Per questo tipo di disturbo si puo' rivolgere all' Studio di Psicoterapia APC - SPC
Il disturbo ossessivo compulsivo
Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) ha un interesse speciale per gli psicoterapeuti per diverse ragioni. La prima riguarda la quantità di sofferenza che il DOC determina nei pazienti e nei loro familiari, un disturbo invalidante che riduce notevolmente le capacità di realizzazione esistenziale (Koran, Thienemann, Davenport, 1996). Inoltre, secondo le numerose ricerche epidemiologiche svolte negli ultimi anni, si può stimare la prevalenza life-time intorno al 2-2,5%, vale a dire che ogni cento persone che nascono oggi nel mondo, due o tre svilupperanno nell’arco della propria vita un DOC (Dèttore, 2003; Ravizza et al., 1997). La prevalenza puntuale nella popolazione generale è dell’1,5%. Si può supporre, dunque, che in Italia in questo momento soffrano di DOC circa 800.000 persone.
Se ci si concentra sulla popolazione giovanile tra i 15 ed i 18 anni, allora la prevalenza puntuale appare aumentare fino al 3% (Mancini, Gragnani, Orazi e Pietrangeli, 1999). L'incidenza, vale a dire il numero di nuovi casi, è massima intorno ai 15 anni ed intorno ai 25 (Ravizza et al. 1997), si tratta quindi di giovani con una lunga aspettativa di vita e che, pertanto, rischiano di soffrire per gravi danni esistenziali e di creare costi prolungati per l'assistenza; il DOC, infatti, tende a cronicizzarsi.
Si tratta di un disturbo con conseguenze gravi sia a livello personale sia sociale, le cui possibilità di cura psicologica e farmacologica sono notevolmente progredite negli ultimi anni ma, ciò nonostante, la percentuale dei pazienti che risponde alla terapia, il grado delle risposte e la riduzione delle ricadute sono ancora lontani dall'essere soddisfacenti. Ciò giustifica l’impegno per una migliore comprensione dei meccanismi psicologici che sono alla base del disturbo, per la scoperta di nuove tecniche e per il miglioramento di quelle a disposizione.
Uno dei filoni di ricerca che abbiamo portato avanti negli ultimi 10 anni è stato dedicato alla spiegazione e alla comprensione del Disturbo Ossessivo Compulsivo, sebbene i risultati delle ricerche si siano rivelati interessanti anche per la spiegazione di molti altri problemi della psicologia clinica e generale, quali ad esempio:
l’influenza degli stati emotivi ed intenzionali sui processi cognitivi, in particolare dell’influenza della colpa etica e del relativo timore di colpa sul controllo ingenuo delle ipotesi, sul ragionamento e sulle decisioni;
il paradosso nevrotico, vale a dire la persistenza di atteggiamenti nonostante sia possibile ed opportuno cambiarli;
i rapporti tra razionalità e patologia e, in particolare, l’autoinganno.
Accanto alla indagine sulla “mente dell’ossessivo”, infatti, abbiamo condotto ricerche circa le procedure di intervento solitamente utilizzate in ambito clinico, che abbiamo modificato alla luce dei nostri risultati. Abbiamo completato e pubblicato due ricerche. La prima sulla efficacia di alcune tecniche cognitive nel ridurre la stima della probabilità di eventi negativi, la seconda sugli esiti della nostra procedura di intervento. Uno studio di esito, dunque, in open, i cui risultati appaiono decisamente incoraggianti soprattutto dal confronto con gli esiti delle procedure classiche di terapia CBT pubblicati nella letteratura internazionale.
Principali pubblicazioni riguardanti il Disturbo Ossessivo Compulsivo
Mancini, F. (1998). El sentimiento de culpabilita. “Revista Argentina de Psicologia Clinica”, 1998, 5(2): 250-268.
Mancini F. (1998). Il disgusto e il suo ruolo nel disturbo ossessivo-compulsivo. “Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale”, 1998, 4(2): 123-134.
Mancini F.; Gragnani A.; Orazi F. & Pietrangeli M.G. (1999). Obsessions And Compulsions: normative data on the Padua Inventory from an italian non-clinical adolescent sample. "Behaviour Research and Therapy", 1999, 37 (10): 919-925
Mancini F.; Corsani I. & Episcopo A.L. (1999). Il ruolo della responsabilità nel disturbo ossessivo-compulsivo. "Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale", 5 (1): 15-30.
Mancini F., D'Olimpio F., Prunetti E., Di Donna F. & Del Genio M. (2000). Parental Bonding Reports of Non-Clinical Subjects: can obsessive symptoms and general distress be predicted by rearing?. "Clinical Psychology and Psychotherapy",2000, 7 (3), 201-208
Mancini F, Gragnani A. & D'Olimpio, F. (2001). The Connection between Disgust and Obsessions and Compulsions In a non-clinical Sample. "Personality and Individual Differences", 2001, 31 (7): 1171-1178.
Mancini F., D'Olimpio F., D'Ercole, S.. (2001) Responsibility Attitude, Obsession and Compulsion: Further Support in a Non-Clinical Sample. "Clinical Psychology & Psychotherapy", 2001. 8 (4), 274-281.
Mancini F. (2001). Un modello cognitivo del Disturbo Ossessivo-Compulsivo. “Psicoterapia”, 2001, vol. 22-23, pp. 43-60.
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Mancini F., Gangemi A. (2002). The role of Responibility in Conditional Reasoning. "Psychological Reports", 2002, 91: 275-288. /> Mancini F., D' Olimpio F., Di Donna F., Prunetti E. & Del Genio M. (2002). Obession and Compulsion and Intolerance of uncertainty in a non-clinical sample. "Journal of Anxiety Disorders, 2002, 16: 401-411.
Mancini F. & Gangemi A. (2002). Il ragionamento condizionale e la responsabilità, in "Giornale Italiano di Psicologia", 1, pp. 95-112.
Gangemi A., Balbo M., Bocchi C., Carriero L., Filippi B., Lelli F., Mansutti F., Mariconti A., Moscardini S., Olivieri M., Re L., Setti R., Soldani L., Mancini F. (2002). Responsabilita, timore di colpa e processo di controllo delle ipotesi. "Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale", Vol 8(3), 2002. pp. 211-231.
Gangemi A., Baldini B., Carini F., Cieri L., Ciocci R., Cioce A., Ercoli S., Frellicca T., Frenza M., Masi D., Bozzolo E., Reale B., Mancini F. (2003). Timore di colpa e intolleranza all’incertezza. “Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale”, 8(3), 211-231.
Gragnani, A.;Toro, B; De Luca, L.; Cavagnoli, M.; Mancini, F. (2003) L’efficacia delle tecniche cognitive nella riattribuzione della stima della probabilità.“Psicoterapia Cognitivo Comportamentale”; 2003
Mancini F.; D'Olimpio F. & Cieri L. (2003) Manipulation of responsibility in non-clinical subjects: does expectation of failure exacerbate obsessive-compulsive behaviors? "Behaviours Research and Therapy", 2003, 41
Mancini F.; Gangemi A. (2003). Responsibility, guilt and decision under risk. Psychological Reports, 2003,93, 1077-1079
Mancini F., Gragnani A. (2003). Disgusto, Contagio e Cognizione. "Psichiatria e Psicoterapia", 2003, 22 (1): 38-47.
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Mancini, F. e Gragnani, A. (2004) Gli Homework nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (pp 105-136). In Franco Baldini (a cura di), Homework: un'antologia di prescrizioni terapeutiche. Milano: Mc Graw Hill.
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Mancini F., Barcaccia B., Capo R., Gangemi A., Gragnani A., Perdighe C., Rainone A., Romano G. (2006) Trattamento cognitivo-comportamentale nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo: risultati di uno studio di esito naturalistico in aperto con follow-up a 6, 12 e 24 mesi. Rivista di Psichiatria, 2006, 41: 99-106
Mancini F., Perdighe C., Serrani F.M. e Gangemi A. (2006) Il disagio dei pazienti ossessivi di fronte a espressioni facciali di rabbia e disgusto: risultati di un’indagine preliminare. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 2006, 12(2): 197-201
Mancini F. e Gangemi A. (2006) Role of Fear of Guilt at Behaving Irresponsibly in Hypothesis-Testing. Journal of Behaviour Therapy and Experimental Psychiatry, 2006, 37: 333-346
Per questo tipo di disturbo si puo' rivolgere all' Studio di Psicoterapia APC - SPC
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