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Scritto da APC - SPC   
Martedì 09 Febbraio 2010 15:13
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Descrizione del disturbo

Elisa a 36 anni rimane gravemente invalida a causa di un’emiparesi conseguente a un ictus. E’ sposata, ha due bambini piccoli. Dice “Mi sono sempr e pensata come una persona assolutamente normale, avevo tanti progetti per il futuro e, invece, all’improvviso, mi sono dovuta confrontare con una situazione che implicava cambiare non solo il mio stile di vita e le mie abitudini, ma soprattutto, il mio modo di pensare me stessa; faccio fatica a riconoscermi sia fisicamente che psicologicamente”.

Che cosa è successo a Elisa a livello psicologico? Quali le reazioni emotive alla nuova condizione di malattia?

Il primo mese Elisa rifiuta di esprimersi, rifiuta tutti, passa gran parte del tempo a piangere.Patologie Organiche
Dopo qualche settimana inizia a chiedere insistentemente di lasciare l’ospedale in cui fa la riabilitazione e si arrabbia quando il marito o i familiari le spiegano l’impossibilità di accogliere le sue richieste. Chiede di vedere i figli e sembra non rendersi conto delle difficoltà dei suoi bambini (non la riconoscono, sono intimoriti ecc.). In generale sembra non rendersi conto del cambiamento avvenuto e dell’impossibilità di tornare in breve tempo alla vita di prima. E’ come se pensasse che il problema si può risolvere in breve tempo riprendendo le vecchie abitudini: insiste per riavere i suoi vestiti (poco adatti alla nuova condizione), i trucchi, i profumi ecc. 
In una terza fase Elisa smette di fare richieste e passa la gran parte del tempo a piangere. Chiede di essere aiutata a morire e dice che non può tollerare di vivere in questa nuova condizione. E’ spesso arrabbiata, in particolare con il marito (“può avere una vita normale”) e si chiede insistentemente il “perché” della malattia.

In una fase successiva inizia a essere meno depressa, ma sembra per la maggior parte del tempo poco interessata al futuro e alla sua salute. Quando i figli vanno a trovarla non fa niente per farli avvicinare e dice “non posso più essere la loro mamma in senso pieno e, quindi, è meglio abituarmi a farne a meno”. Appare rassegnata alla nuova condizione, ma non riesce a trovare niente su cui investire o canalizzare i suoi interessi.
Dopo circa un anno Eugenia inizia a pensare che può ancora essere una “mamma”, anche se con responsabilità diverse da prima. Ha cominciato a occuparsi in prima persona della sua riabilitazione: si impegna, si informa, chiede di essere consultata nelle decisioni, ha anche accettato che ci vorrà del tempo. Ogni tanto riemergono tutte le reazioni descritte, ma i tempi di recupero sono sempre più brevi.

Le reazioni descritte sono esemplificative di quanto normalmente accade dopo una diagnosi di una malattia grave, una disabilità fisica, un lutto o, comunque, un evento connotabile come grave perdita. Nei termini di Elisabeth Kubler-Ross, una dei primi clinici a osservare e descrivere le reazioni a gravi malattie, le reazioni descritte corrispondono alle seguenti fasi del processo di accettazione: rifiuto e isolamento; rabbia; negazione; depressione; accettazione. Numerosi altri autori hanno osservato le reazioni alle perdite, descrivendo in termini diversi le fasi, ma tutti concordano sul fatto che il processo di adattamento implica un alternarsi di fasi caratterizzate da: tentativo di capire quanto è avvenuto e le sue implicazioni (ansietà, disorientamento); valutazione della perdita in termini etici, ovvero come giusta/ingiustizia (manifestazioni di rabbia) e come danno subito o causato (manifestazioni di colpa); ridefinizione della propria vita alla luce della perdita e individuazione di nuovi scopi su cui investire (dalla depressione, alla rassegnazione, all’accettazione piena).
Le gravi perdite come quella subita da Elisa, e tra le quali si annoverano anche i lutti e le perdite di salute per malattie più o meno gravi, rappresentano una grande sfida alle capacità di adattamento di una persona; sono anche tra le principali cause di sofferenza nella vita delle persone e contribuiscono all’insorgenza di disturbi mentali (Dap e fobie, Doc, depressione ecc.).

Il disagio emotivo è, infatti, la principale causa di sofferenza nei pazienti con malattie organiche gravi: il 60% delle persone con patologia organica riferisce un disagio psicologico e il 47% soddisfa i criteri per una diagnosi psichiatrica. Il disagio emotivo, infatti, riduce la qualità della vita, aumenta la percezione del dolore e altri sintomi somatici, riduce la capacità di “concludere” i compiti esistenziali, causa angoscia e preoccupazione nei familiari e aumenta il rischio di suicidio.



Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Aprile 2010 18:44
 

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