Personalità Borderline (Cluster B)

Disturbi di personalità

I Disturbi di Personalità vengono raggruppati in tre Cluster (Insiemi):

Personalità Borderline
  1. Cluster A: disturbi di personalità caratterizzati da condotte strane o eccentriche.
  2. Cluster B: comportamenti drammatici o eccentrici.
  3. Cluster C: condotte ansiose o inibite.

Personalità Borderline (Cluster B)

Descrizione

Il Disturbo Borderline di Personalità (DBP) è condizione che genera un significativo livello di instabilità emotiva ed è caratterizzato da una immagine distorta di sé, da sensazioni di inutilità e dall’idea di essere fondamentalmente difettati. Il paziente oscilla rapidamente lungo intensi stati di rabbia, furia, dolore, vergogna, panico, terrore ed un feeling cronico di vuoto e solitudine. Si tratta di individui che si differenziano dagli altri sia per l’elevata impulsività, sia per una intollerabile condizione di dolore ed urgenza. Altra caratteristica è la reattività umorale, contraddistinta da passaggi repentini che possono realizzarsi anche nell’arco di una giornata tra uno stato dell’umore ad un altro, stati disforici e periodi di eutimia .

La sintomatologia cognitiva si caratterizza per la presenza di stati mentali di natura non psicotica, come l’idea pervasiva di essere cattivi, le esperienze di dissociazione (depersonalizzazione e derealizzazione), la sospettosità e le idee di riferimento.

Tuttavia, è possibile la comparsa di sintomi quasi-psicotici o psicotici transitori e, a volte, illusioni ed allucinazioni reality-based.

L’impulsività può essere di due tipi: l’autodistruttività (tentativi di suicidio, automutilazioni, tentativi di suicidio) e una forma più generale di impulsività (abuso di sostanze, disturbi alimentazione, scoppi verbali, guida spericolata).

Le relazioni sono intense ed instabili, accompagnate da una pervasiva e violenta paura dell’abbandono, che si esplicita negli strenui tentativi di non rimanere da solo. In questa direzione la qualità “tumultuosa” delle relazioni intime, caratterizzate da frequenti discussioni, ripetute rotture e sentimenti di fiducia/disponibilità/idealizzazione dell’altro che si alternano a vissuti di dipendenza/indegnità/svalutazione cui il paziente reagisce ricorrendo a strategie difensive che alimentano il rischio di una rottura relazionale.

 Sintomi

  • Modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’autostima e dell’umore.
  • Marcata impulsività.
  • Sforzi disperati per evitare abbandoni reali o immaginati.
  • Intensi timori di abbandono e rabbia inappropriata anche quando si trovano ad affrontare separazioni reali limitate nel tempo o quando intervengono cambiamenti di progetti inevitabili.
  • Modalità di relazione instabile e intensa.
  • Idealizzazione e svalutazione.
  • Empatizzano con gli altri e li coccolano, ma solo con l’aspettativa che gli altri saranno “presenti” a loro volta per soddisfare le loro necessità.
  • Inclini a cambiamenti improvvisi e drammatici della loro visione degli altri, che possono essere visti alternativamente come supporti benefici o come crudelmente punitivi.
  • Immagine di sé o percezione di sé marcatamente e persistentemente instabile.
  • Variazioni improvvise e drammatiche dell’immagine di sé, caratterizzate da cambiamenti di obiettivi, valori e aspirazioni.
  • Passaggi rapidi dal ruolo di supplice e bisognoso di aiuto a quello di giusto vendicatore di un maltrattamento precedente.
  • Impulsività in almeno due aree potenzialmente dannose per sé.
  • Gesti o minacce di suicidio o comportamento auto mutilante.
  • Possono giocare d’azzardo, spendere soldi in modo irresponsabile, fare abbuffate, abusare di sostanze, coinvolgersi in rapporti sessuali non sicuri.
  • Instabilità affettiva dovuta a marcata instabilità dell’umore (per es., intensa disforia, irritabilità o ansia episodica, che di solito durano poche ore e solo raramente più di pochi giorni).
  • Sentimenti cronici di vuoto. Facilmente annoiati, possono costantemente ricercare qualcosa da fare.

Cause

I fattori genetici e le esperienze infantili potrebbero essere responsabili della disregolazione emotiva e dell’impulsività che contribuiscono pesantemente all’emissione di condotte disfunzionali e alla scarsa capacità di mobilitare le abilità sociali necessarie ad un buon andamento delle relazioni. L’esito dei conflitti rinforzerebbe la disregolazione e l’impulsività.
Le analisi genetiche hanno individuato 4 fattori, con il fattore principale denominato “disregolazione emotiva”, caratterizzato da labilità affettiva, instabile funzionamento cognitivo, instabile senso di sé ed instabilità delle relazioni.
Tra le esperienze infantili coinvolte nell’eziopatogenesi del disturbo, quelle di neglect, l’abuso sessuale, l’attaccamento disorganizzato, la perdita vera e propria delle figure di attaccamento.

La terapia

Terapia Dialettico Comportamentale (TDC). Sviluppata da Marsha Linehan, la TDC è stata progettata specificamente per il trattamento del disturbo borderline di personalità. E’ procedura che si realizza in setting individuali e di gruppo e si fonda su un approccio basato sull’acquisizione di competenze, in combinazione con esercizi fisici e di meditazione, che hanno la finalità di promuovere la regolazione delle emozioni, di tollerare stress e di migliorare le relazioni. La TDC si rivolge in particolar modo a soggetti con tendenze suicidarie e con comportamenti autolesionistici.
Ai due interventi menzionati, si affiancano la possibilità di consultazioni telefoniche con il terapeuta tra una seduta e l’altra e i gruppi di sostegno.

Schema Focus Therapy (SFT). La SFT, sviluppata da Jeffrey Young, è un approccio terapeutico che si fonda sui tre concetti di schemi, stili di coping e mode. Schemi maladattivi precoci sarebbero all’origine di tratti di personalità patologica. Uno “stile di coping disfunzionale” rappresenta la modalità con cui l’individuo cerca di far fronte alle minaccia, rimanendone però intrappolato. I mode, invece, sarebbero l’insieme delle risposte di coping, sia adattive che disfunzionali, oltre che rappresentare gli schemi attivi in un determinato momento. I pazienti borderline presentano un numero elevatissimo di schemi, con oscillazioni frequenti di stati affettivi e risposte di coping differenti. Sono pazienti a cui è preclusa la possibilità di accedere ad altri mode, qualora in essi se ne sia attivato uno specifico. In altre parole, nei pazienti borderline i diversi mode sarebbero completamente dissociati gli uni dagli altri.

Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC). Sviluppata da Aaron Beck, la TCC si fonda sulla considerazione del disturbo borderline come il risultato di un complesso sistema patogenetico. Gli elementi principali di questo sistema sono:

1.Specifiche convinzioni di base.
2.Particolare modalità di pensiero (dicotomico).
3.Senso di identità debole ed instabile.

Il paziente borderline crede che il mondo sia pericoloso e cattivo, credenza che comporta un costante stato di allerta e vigilanza, oltre che disposizioni a rabbia intensa ed immotivata.
La convinzione di essere dipendente e vulnerabile contribuisce invece al bisogno di dipendere dagli altri. Infine, la credenza relativa al destino di essere abbandonato intrappola il paziente nella consapevolezza di non poter dipendere da nessuno e nel timore costante di essere lasciati soli.
Il Conflitto insolubile è l’esito inevitabile di simili convinzioni. La rappresentazione di sé come vulnerabile in un mondo ostile li rende estremamente bisognosi d’aiuto. Un aiuto che non troveranno mai per il fatto di essere inaccettabili agli occhi degli altri. Ne consegue una dolorosa oscillazione tra dipendenza e autonomia.

 

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