Giovanni

Giovanni ha 73 anni, è un imprenditore edile in pensione.

giovanniHa smesso di lavorare da circa 8 anni, da quando si è reso conto che non riusciva più a gestire l’impegno psico-fisico del lavoro. Ha lasciato la sua attività ai suoi due figli, Carlo e Silvia. Carlo si occupa dei cantieri mentre Silvia si occupa del lato burocratico. In prima visita Giovanni riporta che è da un po’ di tempo che si sente senza forze e non riesce a fare più nulla, inoltre ha più appetito e tende a bere molta poca acqua, riporta che l’umore è un po’ basso da un po’ di tempo. Sono stati fatti tutti gli esami di routine ma non è emerso nulla.  Analizzando la situazione emerge che nell’arco di una anno Giovanni ha ridotto drasticamente la sua attività. Ma già fin dalla pensione l’umore di Giovanni ha cominciato a vacillare. Si è ritrovato da avere tanti impegni e tutta la giornata occupata da attività, a non avere più nulla da fare, con giornate scarsamente impegnate. Purtroppo Giovanni sottolinea come il lavoro era tutta la sua vita. Si era fatto da solo, e dice: ”quando poi inizi a vedere che sei bravo ed hai dei risultati….poi ti ritieni bravo e questo ti fa stare bene, ti da valore!!…”.

Non era preparato a gestire tutto quel tempo, per il lavoro aveva sacrificato tutto: hobby, tempo libero, interessi, amici. Si era ritrovato senza nessuna attività o obiettivo. Inoltre, i figli avevano preso tutte le redini del lavoro ed avevano cominciato a prendere decisioni in modo autonomo senza più consultarlo neanche per condividere con lui le scelte e i cambiamenti. Questa cosa, in aggiunta, ha prodotto dei costi importanti da un punto di vista emotivo, infatti riporta Giovanni: “mi ha fatto sentire inutile, come se non avessi più un posto nel mondo, mi sono visto oramai un uomo senza più capacità, neanche più capace a fare il padre”. In aggiunta, la sua salute fisica nell’ultimo anno aveva subito dei seri peggioramenti. Di seguito a questo susseguirsi di eventi comincia a ridurre tutte le sue attività, smette di andare ogni tanto sui cantieri per farsi due chiacchiere con i vecchi fornitori; smette di accompagnare la moglie con la macchina per fare le varie commissioni; smette di occuparsi della piccola manutenzione della suo giardino. Riporta molta stanchezza e inerzia mentale.  Mangia pochissimo e beve molto poco, questo aspetto lo debilita profondamente.  Lo stato depressivo, in aggiunta, abbassa di molto anche l’aderenza alle terapie ed alle prescrizioni che Giovanni deve avere verso altre patologie croniche.

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