La psicoterapia cognitivo-comportamentale nel paziente anziano

 

paziente anziano

 

Non è presente una definizione univoca di anziano o di invecchiamento. Tali definizioni variano a seconda delle diverse prospettive e finalità.

Per invecchiamento, si intende un complesso insieme di mutamenti che aumentano il rischio di malattia e di morte (Harman 2003). Mentre per la definizione di anziano, si può considerare come in ambito geriatrico tradizionalmente, ci si riferisca ad un criterio cronologico di età compresa tra 60 anni e più. Secondo i dati ISTAT, la generale maggiore attenzione alla prevenzione, l’adozione di stili di vita più salubri e corretti, i progressi in campo medico scientifico e farmaceutico hanno innalzato la vita media a 79,6 anni per i maschi e a 84,4 anni per le femmine (Istat, 2015).

Prendendo in considerazione, anche altri dati di studi internazionali sulla salute mentale, emerge come tra i disturbi psicopatologici, il disturbo depressivo maggiore sia molto presente nell’età anziana, con una percentuale di presenza massima del 12% sopra i 65 anni (Copeland et al. 2004; Djernes, 2006). Mentre, i disturbi d’ansia raggiungono un picco del 15% sopra i 60 anni e tra questi, il disturbo d’ansia generalizzato è il maggior presente (Bryant et al., 2008). Questi dati evidenziano come vi sia una parte della popolazione che necessita di una importante considerazione clinica.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, data la sua provata efficacia, risulta un valido strumento di cura verso tale patologie. Infatti, varie revisioni della letteratura sottolineano questa efficacia, sia nel disturbo depressivo che nei disturbi d’ansia nel paziente anziano (Gould et al., 2012a, b). Tuttavia la struttura della terapia cognitiva-comportamentale deve necessariamente tenere conto di alcuni cambiamenti che avvengono nella terza età, sia di ordine fisico che cognitivo che sociale. Ad esempio, tra queste modifiche, vi è la presenza di patologie croniche, il calo delle funzioni cognitive (memoria e attenzione), il calo dei sensi percettivi. Inoltre, in questa fase di vita, sono molto presenti vari mutamenti sia di ruolo che del contesto sociale. Questi sono tutti aspetti che data la loro particolarità, inevitabilmente devono essere considerati in terapia. È importante aggiungere anche, come nella terza età, i disturbi depressivi ed ansiosi tendano a manifestarsi con una notevole componente somatica. A volte, questa può trarre in inganno interferendo nel processo diagnostico, data la probabile sovrapposizione di sintomi somatici come stanchezza, vertigini, dolori non contestualizzati, con altre manifestazioni di patologie croniche compresenti. Considerando queste ed altre peculiarità, la terapia cognitivo-comportamentale deve effettuare delle necessarie modifiche, quando opera con una persona anziana. Lo stile del dialogo oltre che socratico deve essere maggiormente lento e ripetitivo nei concetti. Si devono utilizzare dei “reminders” come block-notes o registratori in seduta. Si possono considerare delle strade differenti di struttura terapeutica, ad esempio: dal concentrarsi su tecniche cognitive e comportamentali in modo standard; a tecniche maggiormente comportamentali quando è presente un rallentamento cognitivo;  a tecniche di accettazione quando il caso lo richieda.

foto brunetto de sanctis

Dr. Brunetto De Sanctis

Psicologo e psicoterapeuta

Svolge la sua attività clinica prevalentemente nell’ambito dei disturbi d’ansia e disturbi dell’umore. Nell’ambito della terza età, svolge attualmente il ruolo di coordinatore delle attività cliniche non-farmacologiche in un centro diurno Alzheimer. In tale ambito ha sviluppato l’interesse per la psicoterapia cognitivo-comportamentale verso i disturbi d’ansia e dell’umore nella terza età.

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