Occhio alla debolezza. Fa l’uomo carnefice

Vademecum per le donne sui segnali d’allarme    

Il Tempo, 19 gennaio 2015, 28

di Katia Tenore

Non è la passione a generare in un uomo azioni violente verso la propria compagna, lo scopo della violenza è il dominio. Il processo attraverso cui un uomo impone il proprio dominio è graduale e non si fonda esclusivamente sull’uso della forza fisica, in assenza di violenza psicologica non può esserci, infatti, violenza fisica. Nessuna donna accetterebbe maltrattamenti se questi non fossero preparati da un graduale processo di condizionamento, simile a quello che le sette operano nei confronti dell’adepto. Ma perché le donne non se ne vanno? La risposta risiede nel ciclo della violenza. Le donne vittime di violenza non presentano caratteristiche masochistiche, non desiderano abusi, sono, piuttosto, immobilizzate. L’uomo violento rimanda continuamente alla donna di essere la causa della sua reazione spropositata, di averlo fatto arrabbiare e, spesso, la persuade di meritare umiliazioni e percosse.

 tenoreLe botte sono preannunciate da piccole molestie, talvolta, percepite come prova di interesse. Lentamente le donne perdono spirito critico e attraverso un processo di abituazione agli stimoli violenti iniziano a valutarli come normali. L’intermittenza degli atteggiamenti affettuosi e la valutazione di non intenzionalità del gesto violento, aumentano il senso di confusione. La dinamica tra donna e coniuge violento comporta in taluni casi che la donna scelga attivamente di rinunciare alla sua autonomia per prevenire la lite con conseguente sfaldamento del senso di sé. L’isolamento e la messa in dubbio delle proprie capacità, l’induzione del senso di colpa e della paura, attraverso la minaccia del suicidio o dell’allontanamento dei figli, in caso di separazione, consolidano la percezione di non poter modificare l’ambiente circostante. Tale condizione è chiamata di “impotenza appresa”, uno stato di completa passività e d’incapacità a trovare soluzioni, quindi una sempre minore probabilità di lasciare il partner violento.

Relazioni Quelle corrette non subiscono l’influsso degli stereotipi

Un’indagine europea (Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali su un campione di 42000 donne) rileva che il 33% è stato vittima di violenza fisica e/o sessuale e che circa il 5% ha subito uno stupro dall’età di 15 anni. In Italia ogni due giorni una donna muore per mano di uomini, che presentano vulnerabilità psicologiche specifiche, influenzate sia dall’educazione sia dall’ambiente sociale. Come afferma Marie-France Hirigoyen: La vulnerabilità psicologica in assenza di una facilitazione sociale non basterebbe a rendere un uomo violento. Fin da piccoli ai maschi viene prescritto di occupare una posizione di dominanza e di frustrare le manifestazioni di debolezza, soprattutto emotiva. Quando si allontanano dal nucleo familiare, sentono, in alcuni casi, di non essere in grado di ricoprire il ruolo che è stato loro assegnato e di non poter manifestare le loro frustrazioni, che riversano, attraverso la violenza, sulle compagne. Le vie da percorrere per porre fine al fenomeno della violenza di genere sono diverse, partono dall’abolizione degli stereotipi sessuali a livello sociale, passano attraverso un cambiamento nell’educazione familiare e si basano su comprovati programmi psicoterapeutici per affrontare le vulnerabilità psicologiche e la dipendenza della vittima e del carnefice.

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