Doc, si gira! Il disturbo ossessivo compulsivo nella cinematografia

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Il DOC nella filmografia internazionale

Quando si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) nel cinema non ci può non venire in mente il regista statunitense Wes Anderson, le cui ossessiva attenzione alla simmetria nelle inquadrature ne rappresenta ormai la firma indiscussa.

Se fantasticando immaginassimo che fosse un nostro paziente, sicuramente penseremmo a un DOC da ordine e simmetria, in cui il disturbo si manifesta con una forte intolleranza al disordine o all’asimmetria tanto da dover far risultare libri, fogli, penne, asciugamani, abiti (o inquadrature!) perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una precisa logica. Se la persona, al contrario, percepisce asimmetria o disordine, si impegna infatti a riordinare questi oggetti, fino a sentirli “a posto” (cosa che può durare anche diverse ore).

Tuttavia, al di là della grafica in sé per sé, il cinema offre numerosi esempi di persone affette da questo disturbo, perché del resto, come diceva Bergman: “non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima”.

In effetti, sia nel cinema che nella psicologia, il protagonista è sempre lui:l’essere umano.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo al cinema

Mettiamoci comodi e, popcorn alla mano, conosciamo i protagonisti dei 4 film che ci fanno entrare nel mondo di chi ha un Disturbo Ossessivo Compulsivo per conoscerlo meglio.

Il primo personaggio è Melvin (Jack Nicholson), famoso scrittore newyorkese protagonista di “Qualcosa è cambiato”. Solitario e problematico, Melvin è affetto da un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) invalidante che lo porta a vivere un continuo stato di stress e a essere, di conseguenza, perennemente sgarbato e scontroso con chiunque lo circondi:

Melvin ha un Disturbo Ossessivo Compulsivo da controllo, in cui, a partire dal dubbio di aver dimenticato qualcosa, di aver fatto un errore o di aver danneggiato qualcosa o qualcuno, effettua ripetuti controlli protratti nel tempo (aver chiuso o meno la porta di casa, il gas, l’acqua, la luce, ecc).

Chi soffre di questo tipo di disturbo arriva a pensare infatti che una propria azione o omissione possa essere la causa di disgrazie o danni irreversibili.

Il secondo personaggio è invece Howard Hughes (Leonardo Di Caprio), aviatore realmente esistito e protagonista del film “The Aviator”.

Howard riuscì a creare un grande impero economico grazie ad attenti e fortunati investimenti fino a quando però, a causa del suo disturbo, tutto andò a rotoli:

Quello che vediamo qui, grazie alla storia di Howard, è un DOC da contaminazione, in cui la persona è tormentata dall’insistente preoccupazione di potersi ammalare entrando in contatto con qualche invisibile germe o sostanza tossica (urine, sangue, sudore, saponi, solventi, ecc). Per tale motivo, ogni contatto con le sostante temute, è seguito da intensi lavaggi.

È adesso il turno di Henry Bennet (Ewan McGregor), protagonista del film “The Impossible”, padre di famiglia affetto da Disturbo Ossessivo Compulsivo che pone continue richieste di rassicurazione alla moglie rispetto ai suoi dubbi:

Spesso infatti, proprio come ci mostra lo spezzone di questo film, il DOC comporta una compromissione non soltanto della vita di chi ne è affetto ma anche di quella dei suoi familiari, che vengono direttamente coinvolti nelle compulsioni o chiamati continuamente in causa con ripetute richieste di rassicurazione circa il contenuto delle loro ossessioni.

Infine, abbiamo lui: Jack (Matt Dillon), il Serial Killer con tendenze ossessivo-compulsive protagonista del recente film “The house that Jack built”:

Ma…che cos’hanno in comune tutti questi protagonisti?

Sebbene infatti, a differenza di altri disturbi, il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) si manifesti con sintomi e fenomeni eterogenei, tutti i timori appena visti, altro non sono che le diverse facce di uno stesso timore ultimo: la colpa.

Esistono ampie evidenze empiriche e cliniche che dimostrano infatti come il timore di colpa e l’elevato senso di responsabilità giochino un ruolo centrale nell’origine e nel mantenimento di questo disturbo, predicendo anche la tendenza ad avere ossessioni e compulsioni nello stesso.

Per tale ragione, come ci mostra il divertentissimo film spagnolo “Toc Toc” un trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo che possa essere ritenuto valido ed efficace, non può non prevedere l’accettazione del rischio della minaccia temuta e l’esposizione combinata con la Prevenzione della Risposta, per permettere al paziente, entrando gradualmente in contatto proprio lo stimolo o la situazione temuta e tollerandola (mediante il blocco dei comportamenti sintomatici normalmente messi in atto), di sperimentare una condizione diversa da quella immaginata.

Solo in questo modo, infatti, la buona visione della sua vita è assicurata.

Bibliografia: Mancini, F. (a cura di) (2016). La mente ossessiva. Milano: Raffaello Cortina

Articolo a cura di Marzia Albanese