Ipocondria: cos’è, i sintomi, la causa e la cura

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Cosa è l’ipocondria

Un paziente è definito ipocondriaco (affetto da ipocondria) quando continua a male interpretare alcune sensazioni corporee nonostante abbia ricevuto rassicurazioni mediche pertinenti, valide e ben fondate, e nonostante abbia le capacità intellettive per comprendere le informazioni ricevute.

Nell’ipocondria la preoccupazione può riguardare le funzioni corporee (per es. il battito cardiaco, la respirazione); alterazioni fisiche di lieve entità (per es. piccole ferite o una saltuaria allergia); oppure sensazioni fisiche indistinte o confuse (per es. “cuore affaticato”, “vene doloranti”).

La persona attribuisce questi sintomi o segni alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerosi apparati, in momenti diversi o simultaneamente.

In alternativa ci può essere preoccupazione per un organo specifico o per una singola malattia (per es. la paura di avere una malattia cardiaca).

I soggetti con l’ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, ed a causa di osservazioni, sensazioni o eventi che riguardano il loro corpo.

La preoccupazione riguardante le malattie temute spesso diviene per il soggetto un elemento centrale della immagine di sé, un argomento abituale di conversazione, e un modo di rispondere agli stress della vita.

Come si manifesta

E’ osservazione comune che i pazienti ipocondriaci abbiano un’immagine di sé caratterizzata dall’assunzione di essere delle persone fragili, vulnerabili, deboli, facili alle malattie. Tale credenza è piuttosto generale e globale, ma in questi casi, costituisce uno dei perni intorno al quale si costruisce il senso della propria identità.

Cause dell’ipocondria

Essa si forma nella prima infanzia nell’ambito delle relazioni con le figure significative di riferimento: spesso la figura d’attaccamento rispecchia tale immagine di debolezza in modo sistematico, ripetitivo, sia con messaggi espliciti che con atteggiamenti iperprotettivi.

Va anche considerato che di solito le figure affettivamente significative nella vita adulta del paziente ipocondriaco confermano questa immagine.

Conseguenze del Disturbo

L’immagine di debolezza che il paziente ipocondriaco tende ad avere di sè stesso ha diverse sfumature. Si tratta non solo di debolezza sul piano fisico, intesa come vulnerabilità alle malattie e come facile stancabilità, ma anche di debolezza sul piano psicologico intesa come tendenza a provare emozioni esagerate, ad avere difficoltà nel controllarle e dunque a poterne essere sopraffatti ed impazzire.

Tre obiettivi sono abitualmente coinvolti nei problemi ipocondriaci:

  1. l’obiettivo di non essere malati;
  2. l’obiettivo di non essere persone deboli e, connesso a questo, anche di non essere esageratamente ansiosi;
  3. l’obiettivo di rispettare una regola di prudenza e perciò di essere all’altezza delle proprie responsabilità.

Molto spesso, almeno in tutti i pazienti ipocondriaci con capacità critica, la preoccupazione ipocondriaca è considerata dai soggetti stessi una reazione esagerata che proprio perché tale compromette lo scopo di “non essere deboli” poiché facilmente suggestionabili, troppo emotivi, non pacati.

Cura e trattamento

ll soggetto affetto da ipocondria è intrappolato in una spirale viziosa che non solo rende vani i tentativi di rassicurazione e le valutazioni critiche che esso rivolge alla propria condizione, ma, in più, si nutre di tali tentativi e valutazioni.

I tentativi di rassicurazione autonomi (autoesami, ricerche di informazioni su internet, ecc.) ed eteronomi (pareri continui chiesti ai familiari, visite mediche, esami specialistici, ecc.) solitamente non funzionano o funzionano solo temporaneamente e soprattutto in molti casi inaspriscono i timori ipocondriaci (un’espressione incerta del medico farà sorgere nuovi dubbi, un valore ematico anomalo rafforzerà la convinzione di essere gravemente malati, ecc.).

L’intervento psicoterapeutico dovrà perciò avere tra i suoi obiettivi principali quello di individuare e interrompere le spirali viziose dell’ipocondria.

tratto da Saliani, A.M., Gragnani, A., Mancini, F. (2010), L’ipocondria. In: Perdighe C., Mancini, F. Elementi di Psicoterapia Cognitiva. Roma, Giovanni Fioriti Editore, pp. 173-207.

Se hai bisogno di aiuto o un tuo familiare o amico ha bisogno di un consulto per un presunto disturbo di ipocondria, puoi metterti in contatto oggi stesso con uno psicoterapeuta che si è specializzato presso una delle Scuole appartenenti alla rete dell’Associazione di Psicologia Cognitiva o della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, vicino a te:

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