DISTURBI D’ANSIA: I disturbi d’ansia negli anziani

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I disturbi d’ansia negli anziani

I disturbi d’ansia sono comuni nelle persone anziane e sono fonte di disagio significativo, compromissione funzionale e scarsa qualità della vita.

Si stima che i disturbi di ansia nelle persone con età maggiore di 60 anni raggiungano un picco del 15% e tra questi, il disturbo d’ansia generalizzato sembra essere il più frequente. Tuttavia, la prevalenza dei disturbi d’ansia nella tarda età è considerata sottostimata a causa delle difficoltà di valutare e diagnosticare l’ansia negli anziani. Infatti, individuare i disturbi d’ansia nella tarda età può essere complicato a causa di una serie di fattori come la diversa manifestazione dei sintomi rispetto all’età adulta, l’elevata comorbilità con malattie fisiche e con altri disturbi psicologici nonché cambiamenti di vita che subentrano in questa fascia di età.

Gli anziani possono erroneamente considerare l’ansia e la paura come parte del normale processo di invecchiamento, sono meno accurati nell’identificare i sintomi di ansia rispetto ai giovani adulti poiché tendono a minimizzare i sintomi e ad usare linguaggi diversi per descrivere l’ansia, ad attribuire i sintomi a una malattia fisica o possono semplicemente avere difficoltà a ricordare o identificare i loro sintomi. Questo può essere un importante ostacolo alla richiesta di aiuto.  

Quali sono le preoccupazioni delle persone anziane?

Generalmente gli anziani sono preoccupati per il proprio stato di salute e l’insorgenza di malattie spesso invalidanti. Altre preoccupazioni tipiche riguardano solitamente la propria condizione finanziaria, il sentirsi sempre più stanchi e fragili e preoccuparsi per il proprio deterioramento, sentirsi soli, la perdita del coniuge, ecc. Non di rado, tali preoccupazioni assumono un valore sempre più centrale nella vita delle persone anziane così da divenire un disturbo psicologico. A volte, anche in assenza di cause apparenti, l’ansia disfunzionale può presentarsi e compromettere la vita della persona anziana.

Come si manifesta l’ansia nelle persone anziane?

Nelle persone anziane l’ansia sembra manifestarsi in modo leggermente diverso rispetto all’età adulta con caratteristiche cognitive, emotive e somatiche peculiari.

I sintomi d’ansia insorti per la prima volta in età avanzata possono talora configurarsi in modo tale da soddisfare i criteri diagnostici per i Disturbi d’Ansia, secondo il DSM-5, tenendo conto delle specificità riguardanti i sintomi somatici, le malattie mediche concomitanti, la presenza di deficit cognitivi e la depressione.

Un disturbo d’ansia nei pazienti anziani si può presentare con i seguenti sintomi:

  • Tensione muscolare
  • Tremore
  • Irrequietezza
  • Facile stancabilità
  • “Testa pesante”
  • Respiro frequente
  • Palpitazioni
  • Sudorazione
  • Bocca secca
  • Vertigini
  • Nausea
  • Diarrea
  • Vampate di calore
  • Minzione frequente
  • Difficoltà a deglutire
  • Ipervigilanza
  • Iperreattività agli stimoli
  • Difficoltà di concentrazione
  • Turbe del sonno
  • Irritabilità

Quali sono le cause dell’ansia?

Possono dipendere da diversi fattori di rischio che riguardano i cambiamenti nel corso della vita:

  • stress ambientale
  • problemi di salute fisica/deterioramento cognitivo
  • fattori economici
  • status professionale/pensionamento
  • perdite affettive/lutto del coniuge
  • isolamento sociale

Spesso negli anziani il disturbo d’ansia è presente in comorbidità con un disturbo depressivo. Essi condividono diversi sintomi, come irritabilità, irrequietezza, diminuzione della concentrazione, cambiamenti del sonno, problemi di appetito e affaticamento e sentimenti di perdita, inutilità e disperazione. La conseguenza è che può essere difficile distinguere i due disturbi e capire quale prevalga sull’altro.

È importante che il clinico distingua i due disturbi e comprenda quale prevalga sull’altro. 

Le diverse manifestazioni d’ansia nell’anziano

  • Disturbo d’ansia generalizzato

Tra i disturbi d’ansia che si riscontrano nella popolazione anziana, il disturbo d’ansia generalizzato (GAD) è quello sicuramente più frequente e può avere un esordio nell’età avanzata, rispetto ad altri disturbi di ansia che, seppur cronici, generalmente si verificano in età più giovane. Quasi la metà dei pazienti più anziani con GAD riferisce l’insorgenza del loro disturbo dopo i 50 anni.

La componente centrale di tale disturbo è rappresentata da una preoccupazione persistente difficile da controllare, accompagnata da sintomi somatici e psicologici, come irritabilità, sensazione di nervosismo, problemi di concentrazione, facile affaticabilità, disturbi del sonno, tensione muscolare e irrequietezza.

Sebbene la popolazione anziana sperimenti spesso preoccupazione, la preoccupazione patologica è caratterizzata dalla gravità dei sintomi sperimentati e dalla percezione di incontrollabilità delle preoccupazioni. Queste ultime sono eccessive, pervasive e angoscianti e interferiscono con il funzionamento psico-sociale della persona.

Tra le preoccupazioni maggiormente presenti negli anziani, rispetto agli adulti, ci sono sicuramente le preoccupazioni per la salute e il benessere dei propri cari. L’avvento di una patologia fisica cronica può divenire l’elemento centrale di un’eccessiva preoccupazione per tale fascia d’età oppure negli anziani più fragili, la preoccupazione circa la propria sicurezza, rappresentata soprattutto dalla paura di cadere, può limitare le attività di vita quotidiana.  

Diversi fattori di stress legati all’età sono fattori di rischio specifici per l’insorgenza tardiva della GAD, comprese le malattie croniche e la disabilità, lo stato di caregiver, l’isolamento sociale, situazioni economiche precarie, l’istituzionalizzazione e il lutto.

  • Disturbo d’ansia per la salute

Nei pazienti anziani è molto diffuso il disturbo ipocondriaco.

L’eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute può condurre allo sviluppo di vere e proprie paure ipocondriache, ovvero essere convinti di soffrire di una malattia che non è stata diagnosticata. 

Le stesse manifestazioni dell’ansia possono essere interpretate come sintomi di malattie neurologiche o cardiovascolari, comuni in età avanzata, con la conseguente preoccupazione di esserne colpiti (ad esempio preoccuparsi che una riduzione della memoria sia il segno di una demenza senile).  

Gli anziani ipocondriaci sono spesso agitati, intrusivi e poco inclini alle rassicurazioni da parte del medico.

I disturbi ipocondriaci in età avanzata possono però essere sottodiagnosticati. La prima ragione può essere spiegata dal fatto che i disturbi “lamentati” come il dolore o la spossatezza possono sono considerati parte del normale invecchiamento; la seconda ragione invece è che il temere di essere malati può essere considerato comprensibile in individui anziani che soffrono di diverse malattie organiche e fanno un maggior uso di farmaci. 

Inoltre, quadri ipocondriaci possono riscontrarsi anche nelle depressioni senili, per cui spesso è importante effettuare una diagnosi differenziale rispetto alla presenza di un disturbo depressivo.

  • Fobie specifiche

La paura negli anziani ha come oggetto solitamente paure situazionali, con una fobia specifica geriatrica che è la paura di cadere

La paura di cadere è la perdita di fiducia nelle proprie capacità di equilibrio che alla fine compromette lo svolgimento delle attività quotidiane. Inoltre, la prevalenza della paura di cadere aumenta con l’età, causando la diminuzione o l’evitamento delle attività e il ritiro sociale. Molto spesso tale sindrome sfugge ai clinici in quanto il comportamento viene spesso considerato normale (cioè attribuito a limitazioni fisiche dovute a cambiamenti legati all’età o disturbi medici concomitanti) e le stesse persone spesso non considerano la loro paura eccessiva o irragionevole.

Il principale fattore di rischio per la paura di cadere aver avuto esperienza di caduta in precedenza, ma si riscontra anche in persone che non hanno avuto precedenti cadute.

La paura patologica di cadere porta all’evitamento delle attività, che causa perdita di indipendenza, limitazioni funzionali, poche interazioni sociali e una compromissione della qualità della vita.

  • Disturbo d’accumulo

Il disturbo d’accumulo è stato descritto dal DSM-5 come la persistente difficoltà a gettare o a separarsi dai propri beni a prescindere dal loro effettivo valore. La specifica difficoltà a gettare via i propri beni produce un accumulo che rende congestionati gli spazi vitali delle persone che ne soffrono in quanto spesso l’ingombro li rende completamente inutilizzabili.  L’accumulo è associato a una significativa compromissione funzionale e al rischio per la salute sia personale che per le persone attorno. 

Nonostante l’insorgenza dei sintomi avviene precocemente nella vita di chi ne soffre, i sintomi sono progressivi e la gravità tende ad aumentare con l’età

I pazienti con disturbo da accumulo spesso hanno un concomitante declino cognitivo, malattie fisiche e si riscontra in comorbilità con un disturbo d’ansia o un disturbo dell’umore. 

Poiché gli anziani tendono a minimizzare o negare la gravità dei sintomi dell’accumulo, i sintomi spesso non vengono rilevati e non vengono trattati.

Questo sottolinea l’importanza di saper riconoscere l’accumulo compulsivo, in modo da intervenire in maniera appropriata, soprattutto attraverso approcci multidimensionali che comprendono la Terapia cognitivo-comportamentale, lavorare sulla gestione dell’organizzazione e del tempo, coinvolgere i familiari e la farmacoterapia.

 

Concludendo, molti sintomi dei disturbi d’ansia negli anziani sono diversi da quelli dei giovani adulti e gli anziani tendono ad avere più malattie mediche in comorbidità, con conseguente sotto-rilevamento dei sintomi di ansia e prognosi più sfavorevoli.

 

Come curare l’ansia nell’età anziana?

La terapia cognitivo-comportamentale risulta un valido strumento di cura verso l’ansia. Essa è efficace nei disturbi d’ansia nel paziente anziano e conduce a benefici a lungo termine. A volte risulta utile il trattamento combinato con farmaci antidepressivi, come gli SSRI o gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina.  

Il trattamento cognitivo-comportamentale tiene conto delle caratteristiche delle persone anziane e dei cambiamenti fisici, cognitivi e sociali che sopraggiungono nella terza età.

Vengono utilizzati interventi personalizzati e flessibili che si adeguano alla specificità dei sintomi e alle esigenze del paziente.

Il trattamento prevede la valutazione dei sintomi e dei livelli di angoscia riportati dal paziente così come i cambiamenti comportamentali e i tipi di evitamento messi in atto, che spesso costituiscono una componente chiave del disturbo d’ansia.

Attraverso la psico-educazione vengono fornite al paziente informazioni sulla natura dell’ansia che sperimenta e si aiuta a combattere lo stigma e la disinformazione.

Le strategie cognitive e comportamentali utilizzate vengono adattate in base alle caratteristiche del paziente, anche da un punto di vista cognitivo.  

Inoltre, interventi innovativi e di terza ondata sembrano essere particolarmente efficaci con l’ansia nella terza età. È stato dimostrato che la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza (MBSR) riduce i sintomi di ansia negli anziani, anche in casi in cui ci sono difficoltà cognitive.

La preoccupazione cronica e perseverante e i fattori sociali psicologici associati all’invecchiamento rendono particolarmente adatta la terapia di accettazione e impegno (ACT) per il trattamento dell’ansia negli anziani.

L’ACT bilancia l’accettazione delle esperienze interne avverse (come emozioni, pensieri e sensazioni dolorose) anziché combatterle e l’impegno a modificare il proprio comportamento verso i propri valori in modo da aumentare il coinvolgimento in attività significative per la persona. L’obiettivo è ottenere maggiore flessibilità psicologica che è importante per il benessere psicologico delle persone.   

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del Servizio di Psicoterapia per l’anziano

 

 

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