Disgusto: cosa è e perché lo proviamo

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Donna che esprime disgusto

Il disgusto è stato considerato fin dai tempi di Darwin (1872) un’emozione basica o primaria proprio come la paura, la tristezza, la gioia e la rabbia. Tutti noi proviamo disgusto quando ci troviamo di fronte a stimoli sgradevoli e potenzialmente nocivi, ma il disgusto è anche strettamente legato alla nostra dignità e identità di persone.

Ad esempio, secondo quanto considerato da Andrea Gragnani in questo studio, tutte le informazioni attinenti al contagio di una malattia, vengono elaborate come se si trattasse di informazioni riferite all’emozione del disgusto. Il motivo è semplice.

Le persone provano disgusto per difendersi da una sostanza velenosa o pericolosa per la sopravvivenza e tale funzione di avversione ha uno scopo adattivo. Riferendosi invece alla vita psicologica dell’individuo, il disgusto fa sì che noi percepiamo come repellente tutto ciò che minaccia la nostra dignità di essere umani e quindi anche la malattia.

Disgusto e psicologia del disgusto

Abbiamo quindi visto come il disgusto sia un’emozione primaria per la sopravvivenza e l’adattamento dell’individuo e ha un carattere orale, dato che le persone tendono a percepire certi sapori come disgustosi (ad esempio l’amaro). Fin dalle origini questo ha permesso ai mammiferi di distinguere tra cibi pericolosi e commestibili e questo accade anche nell’uomo che, inoltre, prova disgusto al pensiero del contagio con certe malattie o al contatto con la morte.

Ecco quindi che provare disgusto negli uomini è un’emozione non strettamente correlata a stimoli alimentari o a una minaccia fisica.

Il disgusto è un’emozione fondamentale anche al funzionamento sociale ed è connessa anche al concetto di contaminazione che può oltrepassare la barriera del corpo: in questo caso si rischia non solo l’incolumità fisica ma anche uno svilimento della dignità umana.

Istintivamente l’uomo rifiuta il contatto diretto con tutto ciò che non è igienico e non rispetta le norme di decoro e dignità, ovvero le cose alla base del nostro sistema sociale. Un vecchio principio affermava “siamo ciò che mangiamo”, dato che incorporare un oggetto significa assumerne le caratteristiche.

Oltre alla contaminazione fisica esiste anche una contaminazione psicologica, in quanto alcuni individui possono rifiutare il contatto con una sostanza innocua solo perché è stata a contatto o somiglia a una sostanza nociva e genera pertanto disgusto.

Il disgusto: un’emozione a difesa della dignità umana

Entrare in contatto con una sostanza disgustosa significa anche minacciare il senso di dignità e proprio il disgusto come emozione difende anche l’appartenenza ad un gruppo, tutelando il sé e non solo il corpo fisico e la sua integrità.

Pensiamo, ad esempio ai campi di concentramento dove la mancanza di acqua e servizi igienici portava i prigionieri a sentirsi animali e a farsi percepire come tali anche dalle guardie e dai compagni di prigionia.

È stato dimostrato che le guardie maltrattavano e uccidevano maggiormente i prigionieri più sporchi e contaminati, persone anche meno capaci di resistere agli attacchi. Sopravviveva chi cercava di mantenere la dignità umana e ancora oggi il disgusto è un mezzo di trasmissione di valori culturali e morali anche oltre l’aspetto alimentare.

Oggi riteniamo disgustoso tutto ciò che è di origine animale, anche se la percezione di disgusto varia anche in questo caso da cultura a cultura: noi mangiamo la carne animale, i musulmani no e anzi lo considerano disgustoso. In altre culture ciò che provoca disgusto è considerato come contaminante e le contaminazioni sono concepite in modo magico e l’unico prodotto del corpo umano che suscita disgusto sono le lacrime, perché caratteristica esclusiva degli uomini e non degli animali.

Conclusioni

Chi è maggiormente sensibile al disgusto è una persona che teme eccessivamente il contagio e la contaminazione dato che pensa si tratti di una condizione irreversibile, che renderà per sempre sporco e marchiato l’individuo.

Si tratta di una caratteristica personale che può essere associata alle cause del disturbo ossessivo compulsivo.

Se ritieni di avere bisogno dell’aiuto di un terapeuta per la gestione di questa emozione o disturbi ad essa correlati puoi contattare un terapeuta legato alla nostra associazione.

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